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Speciale Nairobi: l'imPAZiente al World Social Forum PDF Stampa E-mail
Scritto da Michele Frascaro   
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Korogocho, Nairobi, Kenia
``I poveri sono accoglienti. siamo noi occidentali e, specie noi italiani, a non esserlo``. Con questo severo monito Padre Alex Zanotelli ha concluso l`omelia della messa celebrata ieri mattina all`interno della chiesa di St John nella baraccopoli di Korogocho.
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Stadio di Dandora
E' stato lo stadio di Dandora ad ospitare, a partire dalle dieci del mattino e fino all'imbrunire, il mega concerto organizzato all'interno del programma del World social forum.
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Kasarani stadium Nairobi (I)
Acqua bene comune: e' stato il tema trattato nel seminario organizzato dalle associazioni riunite nel Contratto mondiale sull'acqua. Davanti ad un pubblico numeroso e rappresentativo dei diversi continenti si sono alternati al microfono rappresentanti istituzionali, membri delle ONG, sindacati, tutti concordi sul fatto che e' necessario riportare l'acqua ai cittadini.
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Kasarani stadium, Nairobi (II)
Longhinos ha 20 anni, e' un ragazzino di Korogocho, orfano di padre e madre, ma con una passione sfrenata per i video. Dal Salento gli e' giunta in regalo una videocamera e lui, da sabato ad oggi non ha mai smesso di filmare. 
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Assalto al cibo - Casarani stadium
Mercoledì, 23 gennaio 2007 ore 13:00

Sono stati presi letteralmente d'assalto e completamente svuotati i porta vivande dello stand gastronomico collocato all'interno dello stadio Casarani, sede del World Social Forum.
Protagonisti i bambini di Korogocho che, dopo alcuni minuti di fila, assiepati davanti ai fornelli, hanno deciso di passare alle maniere forti, aprendo tutti i contenitori del cibo e arraffando quanto trovavano davanti ai loro occhi.
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(continua...) Korogocho, nairobi, kenia

Non una semplice e formale messa, ma un`autentica festa a cui hanno partecipato piu' di mille persone, tra cui una folta delegazione di italiani. Leggi sui volti della gente di Korogocho la sofferenza della vita quotidiana, ma incontravi nei loro sguardi una incredibile voglia di riscatto e vedevi quei preti autentico avamposto di civilta' in un posto dove la poverta' e la fame la fanno da padrona.
Al termine della celebrazione e' stato Padre Daniele Moschetti a comunicare un'azione singolare fatta da un gruppo di comboniani: sono stati sottratti agli organizzatori del forum 4500 accrediti per consentire anche ai poveri degli slums di accedere al social forum. Un'azione definita da Don Tonio Dell'Olio ''un autentico esproprio proletario''. Qui la speranza si fonde alla disperazione: durante la celebrazione alcuni ragazzini dietro l'altare sniffavano colla, la droga dei poveri qui a Korogocho. Girano per le strade appoggiando alla bocca o al naso bottiglie di colla e poi li vedi assentarsi completamente, come presi da un senso di pace. Questa e' la pace che attualmente vige nelle baraccopoli di Nairobi: tutto il resto e' pura illusione. Qui bisogna ricostruire un tessuto sociale fermando ogni ulteriore azione di sfruttamento e di distruzione. La discarica di korogocho e' nel centro abitato:120;ila persone abitano in un chilo;etro e mezzo di strade. I bambini giocano sui rifiuti e sia sull'uscio delle case, ma anche all'interno passano dei rigagnoli di acqua putrida. Qualcuno utilizza quest'acqua per lavarsi il viso, altri per gioco. Perfino le galline o i maiali transitano e si abbeverano a questi acquitrini. Cosi' e' Korogocho: le strade tutte uguali. irrimediabilmente senza asfalto e senza alcun nome.  Solo la terra, cosi' come in origine.
Ai ;argini della strada le case e tante bancarelle. A Nairobi sono tutti commercaianti e lavoratori edell-edilizia. Si vende di tutto: dal pesce coperto da uno stulo di mosche, alle pietre. Dicono servano alle donne incinte per acquisire ferro.
I bimbi ti corrono incontro e ti dicono ''How are you'' e se tu fai loro questa domanda, loro ti rispondono ''fine''. E' incredibile la storia di questa gente, costretta a morire(piu' giusto dire morire perche' questa non e' vita) tra sporcizia e fame. come se un destino atroce si fosse abbattutto su queste anime fin dalla loro nascita.
Durante la messa Padre Alex ha piu' volte richiamato l'attenzione degli italiani sul fatto che questa gente non ha bisogno di lacrime,ma di gesti concreti, e che siano di pace. Segni di pace come quello scambiato durante la messa: un nastrino verde che ognuno di noi ha legato al braccio del proprio vicino. E' vero, questa gente non ha bisogno di lacrimem pero', credetemi, io sono statato letteralmente assalito da crisi di pianto. Ti fa rabbia vedere la vita andare via cosi' incredibilmente. La vita negli occhi di Sami o di Rosi, due bellissimi bimbi che ti corrono incontro per stringerti la mano. Mi sembra cosi' incredibile che nel nostro Paese ci dividiamo per ogni storia e su ogni tema, mentre qui una stretta di mano consegna un sorriso a chi la vita ha riservato tanta tristezza ma altrettanta dignita'. Attenti pero', perche' queste vite spezzate o tradite portano precise responsabilita' e la mano dell'uomo:quegli uomini occidentali e non che vogliono che la discarica di Korogocho resti li'. Sono il 10% della popolazione, chi si arricchisce. Gli altri continuano a chiedere al mondo solo gesti di pace.

da Nairobi
Michele Frascaro




(continua...) Stadio di Dandora

Dandora e' un quartiere che si trova alla periferia di Nairobi, uno degli slums della capitale keniota, come Korogocho.
80mila persone, assiepate all'interno e sui muri che delimitano lo stadio, hanno assistito sotto un sole cocente, all'esibizione di numerosi gruppi locali e dei salentini Sud Sound System, giunti in Kenia con la delegazione partita da Lecce e organizzata dall' ente Provincia.
E'  stato come un passaggio di consegne tra la comunita' keniota e il Salento: tutto nasce nella Rassegna Salento Negroamaro, edizione 2006 dedicata all'Africa. In estate giunsero in Salento il sindaco della capitale keniota e il consigliere comunale di Dandora, insieme a gruppi ;usicali del posto, oggi a Dandora i Sud Sound System. Il dialetto salentino a Nairobi: nessuna difficolta' di comprensione:ci ha pensato la musica a fare da linguaggio universale e a unire storie e popoli cosi' lontani, ma incredibilmente vicini. Cosi' migliaia di bambini(erano loro il pubblico prevalente) hanno ballato a ritmo di reggae  e risposto spesso alle sollecitazioni proposte da Terron Fabio, Don Rico e Nando Popu, i tre dj salentini rimasti letteralmente colpiti da tanta poverta' e insieme da tanta gioia che proveniva proprio dai bambini delle baraccopoli. ''Acqua pe sta terra'', ''Le radici ca tieni'': tra i diversi pezzi proposti, questi in particolar modo hanno rappresentato un forte collegamento tra il palco e il pubblico assiepato dietro le transenne. Qui nella terra del reggae, che ha dato i natali a Bob Marley, i Sud gridano la loro voglia di essere vicini a questa gente e alla loro storia. ''Massimo rispetto per questa terra'' gridano dal palco, invitando tutti a ballare e a seguire i loro movimenti. Non tardano a giungere le reazioni, quando prima un piccolo gruppo e poi una marea di bambini si riversa sotto il palco, e tuti a scatenarsi a ballare sulle note di Raggae internazionale. Uno spettacolo:ero i;;erso tra i bimbi che cercavano le  mie mani:non so per loro quel gesto significasse voglia di sicurezza o semplicemente desiderio di affetto o di condivisione. Io ne sono rimasto colpito e mi rendevo conto che bastava sorridere loro e dedicargli un po' di attenzioni per regalare loro un momento di felicita' e di speramza. Non ci siamo tirati indietro:erano in tanti a prendere i bimbi e a ballare insieme a loro, da Antonio Lia presidente dell'ato puglia a Carlko Madaro, da Gigi De Luca a Luigi Calo', tutti coinvolti in una festa tra la terra che si sollevava al cielo e la ;usica dei SSS che suggellava un rapporto d'amore tra due terre, quella salentina e quella africana che hanno veramente tanto in comune. Pensateci.

da Nairobi
Michele Frascaro

 


 (continua...) Kasarani stadium Nairobi


In Uruguay come in Olanda, in Italia come in Portogallo, in Africa come ai Caraibi, sono tanti i percorsi di lotta attivati per difendere l'acqua dall'assalto delle multinazionali.
E qui, a Nairobi, in terra africana, dove l'acqua per tanta gente e' solo un miraggio, qui all'incontro mondiale dei movimenti, si consuma la contraddizione piu' forte e drammatica: l'acqua viene venduta in bottiglie di plastica al prezzo di 50 e 100 scellini (circa 50 centesimi e 1 euro).
E qui, a Nairobi, in terra africana, dove l'acqua per tanta gente e' solo un miraggio, qui all'incontro mondiale dei movimenti, si consuma la contraddizione piu' forte e drammatica: l'acqua viene venduta in bottiglie di plastica al prezzo di 50 e 100 scellini(circa 50 centesimi e 1 euro).
''Non e' corretto'', ha tuonato nel suo intervento Padre Zanotelli. ''i poveri di Nairobi non possono acquistare l'acqua''. E questo e' drammaticamente vero: abbiamo attraversato lo slum di Korogocho dove l'unica acqua a disposizione e' quella putrida che passa davanti e dentro le case, e' quella  con cui sono a contatto quotidianamente i bambini, e' quella con cui vengono lavati i panni, e l'acqua a cui si abbeverano i maiali come le galline, o le capre portate al pascolo nella discarica.
E' qui, in terra africana, che ti rendi conto di quanto siano sbagliate le politiche occidentali che mirano alla privatizzazione dell'acqua. E' Daniel Mitterand a richiamare l'attenzione dei presenti sulla nevessita' di avviare percorsi dal basso, che spingano le autorita' governative dei paesi del mondo a retrocedere dagli intenti di privatizzare un bene che, come dice Riccardo Petrella, va sottratto alle multinazionali che non fanno assolutamente democrazia, e sull'acqua non si puo' fare profitto''.
A marzo prossimo, a Bruxelles, il movimento mondiale per l'acqua si ritrovera' in assemblea per contrastare l'azione del consiglio mondiale sull'acqua.
Sono gli interventi delle organizzazioni e delle associazioni, coordinate dal Prof. Riccardo Petrella, a movimentare il dibattito:'' l'acqua e' pubblica non solo se a gestirla sono istituzioni pubbliche, ma anche prevedendo la partecipazione dei cittadini''.
Marco Gelmini, della Rete del Nuovo Municipio evdienzia i risultati di un'indagine condotta su 5 regioni italiane che hanno privatizzato i servizi idrici: il servizio, con la privatizzazione, e' sensibilmente peggiorato.
Dura la posizione del Vice ministro Patrizia Sentinelli:'' l'acqu e' sinonimo di sicurezzam non e' solo un bisogno, e' per merito dei movimenti che l'acqua non sara' privatizzata. I governi hanno bisogno dei movimenti, ma anche i movimenti hanno bisogno dei governi, quando questi interpretano i giusti bisogni''.
Al seminario era presente al completo la delegazione salentina: dall'On. Antonio Lia, Presidente dell'Ato Puglia, a Nicolino Sticchi, Presidente della commissione ambiente della Provincia di Lecce, ai membri delle associazioni che hanno gia' avviato nel salento la petizione per la proposte di legge di iniziativa popolare.
A proposito di salento e di Puglia, quando ho chiesto a Padre Zanotelli la sua opinione sulle dimissioni di Riccardo Petrella dalla Presidenza dell-Acquedotto pugliese, la sua risposta e' stata eloquente:'' hanno perso tutti, Nichi in primis''.
Sull'acqua non esiste mediazione: va riportata nelle proprieta' delle comunita', ogni altro provvedimento e' dannoso e parla solo di profitto. Profitto sulla vita di tanti esseri umani. 

da Nairobi
Michele Frascaro

 

 


(continua...) Kasarani stadium, Nairobi

Tra la gente degli slums e all'interno del Casarani stadium, dove lo abbiamo incontrato ieri. Erano le prime ore del pomeriggio e lui vagava tra gli stand del social forum, sotto un sole terribilmente caldo, ma fiero della sua videocamera. Ci siamo conosciuti e ci siamo dati appuntamento a giovedi' mattina, per fare insieme un pezzo di reportage dall'interno dei villaggi. Lo faremo presto perche' alle dieci partira' dalla parrocchia di St John(a Korogocho)la marcia conclusiva del social forum che attraversera' le strade delle baraccopoli per trasformarsi in una vera e propria manifestazione dove, si dice, dovrebbe partecipare anche il Ministro degli esteri italiano Massimo D'Alema.
"Voglio filmare la mia Korogocho e far vedere, da dentro, come e' la mia vita a Korogocho'', Longhinos queste parole le ha prima scritte in una mail alla sua ''famiglia italiana'', e poi me le ha ribadite ieri, dicendomi di voler essere quanto piu' libero possibile nel realizzare le immagini. Chi ha trascorso esperienze di missione nelle baraccopoli, al fianco dei comboniani,  dice che a Korogocho in tanti vanno a fotografare come se fosse un itinerario turistico vedere i bimbi lavarsi nell'acqua sporca o le capre beccare la plastica. Lo si fa con invadenza e spesso la gente del posto inveisce contro questi turisti di passaggio, attratti solo dall'idea dello scoop, piuttosto che da un desiderio di conoscenza del territorio e della gente che lo abita. Ecco perche' e' importante che Longhinos realizzi il suo video: e' un passo fondamentale verso la creazione di una nuova coscienza civile in una terra martoriata dalla miseria e dalla corruzione. Perche', per quanto possano fare Padre Alex o padre Daniele, e' importante che dall'interno dei villaggi cresca una comunita' che rivendichi diritti e servizi. Cresca una coscienza civile.
Longhinos ha un sogno, quello di realizzare un video su Korogocho, e oggi sa anche di poter contare su alcuni amici salentini che hanno gia' attivato una rete di contatti per portare a termine il suo lavoro. Il video probabilmente sara' montato a Nairobi, da una cooperativa di giovani reporter e sara' prodotto con il coinvolgimento di alcune organizzazioni salentine e di alcuni enti pubblici. Ma Longhinos non e' Nairobi, e' solo un pezzo di una citta' che con i suoi 4 milioni di abitanti, contiene tutto e il contrario di tutto. La sofferenza e la miseria si mischiano inesorabilmente allo sfarzo e allo svago e, troppo spesso, alla faccia piu' crudele della modernita':il mercato del sesso.
Non parliamo di prostituzione, o meglio non e' il fenomeno assai noto nelle citta' di mezza europa, con le donne per strada intente a donare il proprio corpo e guardate a vista dal proprio protettore. Qui il tutto avviene in modo naturale, ma inesorabilmente sotto gli occhi di tutti, all'interno dei night: entri pagando un biglietto da 200 scellini(circa due euro) e all'interno e' possibile consumare da bere in compagnia di dolci e spesso piccole ragazzine. Ti adescano loro, prima con lo sguardo e un secondo dopo sono gia' accanto a te a proporti ogni tipo di servizio. Devi decidere solo quanto denaro spendere. E non c'e' alcuna tangente da versare al proprietario del locale. Gli affari avanzano comunque nel corso di una serata a vedere quante bevande si consumano su un solo tavolo. A fare la voce grossa sono i giapponesi, gli unici a non accontentarsi di una sola ragazza. E poi tanti italiani, sicuramente sposati, uomini d'affari e, per chiudere la lista, anche facoltosi uomini di colore. E poi ci sono loro, le ragazze: alcune sono veramente piccole e lo si vede dai loro sguardi e dai loro corpi. Sono gli atteggiamenti che adottano che traggono in inganno, ma i loro visi e i loro occhi splendono ancora di giovinezza, di quella giovinezza turbata da mani  feroci e intraprendenti come forse mai erano state. Si, perche' ti rendi conto subito di quanto siano disponibili, e determinate a fare qualche scellino in cambio di una palpatina o di qualcosa in piu'. Fino a mille scellini e' il costo delle loro prestazioni, un guadagno consistente per le ragazze, una miseria per i clienti del night se pensate che mille scellini sono quasi dieci euro.
Spesso ho letto di queste storie oppure ne ho sentito parlare in alcuni racconti, ma vi assicuro che vederli dal vivo fanno un certo effetto. Fa un certo effetto vedere simili bellezze consegnarsi nelle mani del primo incontrato, mani cosi' avide dal voler conoscere ogni parte del corpo in un unico istante. Cosi' come fa certamente effetto, sgradevole, vedere l'uomo d'affari giapponese o il giovane americano o il papa' italiano aggirasi nel locale alla ricerca della giusta ragazzina, come si fa in un ipermercato quando si ha una vasta gamma di prodotti tra cui scegliere.
Questa e' Nairobi, una citta' abitata da milioni di persone, ma innanzitutto dalla miseria, quella che spinge Longhinos a voler riprendere il ghetto di Korogocho per far vedere al mondo la cattiveria dell'uomo e la difficolta' del vivere dignitosamente, la stessa che spinge decine di ragazze e ragazzine a mettere il proprio corpo nelle mani del primo che passa, piuttosto che costruirsi una storia d'amore.
Tutto questo non accade per una forza esterna e invisibile, no, ci sono precise responsabilita'.
A chi negli anni ha abitato le campagne di Nairobi era stato promesso quello che in Italia chiamiamo l'urbanizzazione, i servizi essenziali per una comunita'. A  Korogocho, che da Nairobi dista giusto qualche chilomentro, la luce e' arrivata solo tre anni fa, mentre ancora oggi mancano i servizi idrici e, dato ancora piu' allarmante, la gente vive letteralmente all'interno della discarica. Non ci sono bidoni per l'immondizia, pero' si fa la raccolta differenziata in una discarica a cielo aperto dove i bambini trascorrono gran parte del tempo a srotolarsi su cumuli di carta e plastica e dove vengono portate al pascolo capre e maiali. Qui in questa terra il 90% della popolazione non vuole la discarica, ma c'e' un irriducibile 10% che vuole che tutto resti cosi' com'e'. E' quel 10% della popolazione di Korogocho che fa affari con la discarica. E cosi' anche a Dandora, altro slum di Nairobi. Capite perche' la gente inveisce nei confronti di quei turisti di passaggio che sono cosi' attratti dal fotografare o dal riprendere una realta' drammatica. Qui non serve la carita', serve un'inversione di rotta: o si fa crescere anche questo continente, altrimenti come dice spesso Padre Alex, le pene del continente africano ricadranno sul ricco occidente, finendo per travolgerci.

da Nairobi
Michele Frascaro

 

 


 

(continua...) Assalto al cibo - Casarani stadium

Attimi di panico e di spavento, ma loro, i bambini, non hanno desistito: “ I have hungry”, “I want water”, gridavano e sui loro occhi si leggeva la voglia di soddisfare un bisogno, quello del cibo, in attesa da fin troppo tempo.
Oggi hanno vinto loro, i poveri; gli operatori dello stand, anche per evitare ulteriori disordini, hanno aperto tutti i contenitori, dando da mangiare gratuitamente a tutti.
Chiamatelo, se vi pare, esproprio proletario, ma oggi, qui a Nairobi i poveri si sono riappropriati di ciò di cui vengono espropriati ogni giorno: il diritto al cibo, il diritto all'acqua, il diritto alla vita.
E nello stand, come fosse una manifestazione annunciata, decine di reporter hanno filmato la scena; qualcuno giunto in ritardo ha perfino chiesto ad un bambino di rifare il gesto del mangiare da un bicchiere, così da poterlo fotografare. Come dire, oggetto di scoop.
Domenica scorsa l'esproprio degli accrediti da parte dei padri comboniani, oggi l'azione condotta dai poveri di Korogocho: fatti che, secondo Don Tonio Dell'Olio, vanno condivisi e sostenuti perchè non è possibile organizzare in Kenia il World social forum secondo una visione elitaria e borghese.

da Nairobi
Michele Frascaro

 

 
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