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Roll with It: Red Hot Chili Peppers PDF Stampa E-mail
Scritto da Antonella Pastore   

Artista: Red Hot Chili Peppers
Album: Stadium Arcadium

Aspettate a dire che "il rock è morto"!

Magari è vero... oppure il Rock' n Roll si è solamente evoluto come ha sempre fatto dagli anni '50, nato per provocare e contrastare, dando voce nel corso dei decenni alle varie ribellioni, speranze e fallimenti, fino a smarrirsi nello spaesamento creativo degli anni '90.

Genere troppo ribelle per piegarsi ai dettami delle major ma per consolare i più romantici dichiariamolo semplicemente in “coma”, soprattutto se in giro ci sono gruppi sulla cresta dell'onda da più di vent' anni , come i Red  Hot Chili Peppers il cui genere non sarà proprio quel Rock vintage che non ci si stanca mai di ascoltare, ma che ha una storia alle spalle tormentata e celebrata da tragedie e successi come nella migliore delle tradizioni Rock.
Ce la stanno mettendo proprio tutta i Peperoncini di Los Angeles per non scendere dal podio delle band più seguite attualmente, la definitiva prova del nove è il loro ultimo album , doppio, realizzato in seno ad un' esplosione creativa che ha dato alla luce ventotto brani confluiti in Jupiter e Mars i due cd che compongono Stadium Arcadium.    Si presenta epico e filosofico, piuttosto ambizioso come progetto anche se a primo ascolto non risaltano particolari novità, lo stile è lo stesso cross-over che ha contraddistinto i vari album sfornati dal 1983 ad oggi, con picchi rock, funk e punk che talvolta si placano scorrendo in ballate melodiche e psichedeliche velate da accenti hip hop.
Sicuramente apprezzato l'entusiasmo di questi quattro ragazzi quarantenni che non sembrano risparmiare le energie dopo aver svoltato il tunnel degli eccessi. E' ancora presto per dire se Stadium Arcadium sarà ricordato come uno dei loro migliori album, all'altezza di Blood sugar sex magik (1991) o Californication (1999), di nuovo e di positivo c'è l'innegabile armonia raggiunta dal gruppo che si evidenzia soprattutto nelle parti strumentali in cui il basso di Flea e la chitarra di John Frusciante sembrano “dialogare democraticamente” scandite dalla batteria di Chad Smith, senza nulla togliere alla voce e al carisma di Anthony Kiedis... quando si dice che il frontman non è tutto.
 
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