|
Scritto da Antonella Pastore
|
|
Artista: Mau Mau
Album: Dea
Dal Piemonte al Brasile...
passando per il Salento
Non sempre una “pausa di riflessione” è il preludio di un addio, lo dimostra Dea, ultimo album dei Mau Mau band di origine piemontese reduce da una separazione durata cinque anni che ha visto i fondatori del gruppo, Luca Morino (voce e chitarra) e Fabio Barovero (voce, fisarmonica e tastiera),dedicarsi a percosi paralleli.
Mossa vincente per una band come la loro che ha
fatto della “contaminazione” il proprio stile da quindici anni unico
nel suo genere nel panorama musicale italiano, connubio perfetto tra
sonorità alternative, folk, etniche, rock e un linguaggio in cui si
incrociano italiano, dialetto piemontese, spagnolo, francese e inglese,
una sorta di nuovo esperanto chiamato patchanka.
Da sempre il
viaggio e il fascino per le cose lontane sono la maggior fonte di
ispirazione per i Mau Mau, attitudine che non si smentisce nella scelta
del loro nome, epiteto torinese con cui si indicano gli immigranti dal
Sud del Mondo, specialmente di colore nonché nome del movimento
nazionalista che conquistò l'indipendenza del Kenya dagli inglesi.
Ricerca sul campo e contatto umano fanno da linee guida al metodo di
lavoro di questo gruppo che con il passare degli anni ha arricchito
notevolmente il proprio bagaglio culturale e la sua formazione con
l'acquisto del vocalist e percussionista Bienvenu Nsongan.
Così,
con sei album all'attivo e varie esperienze in campi limitrofi i Mau
Mau decidono di riprendersi quel posto rimasto vuoto in loro assenza e
per farlo al meglio partono un lungo viaggio facendo tappa in :
Brasile, dove tra Salvador de Bahia e San Paolo registrano gran parte
delle percussioni che ritroviamo nell'album e nel Salento, nel quartier
generale del trombettista Cesare dell' Anna (anche lui presente
nell'album), l' Hotel Albania , luogo d'incontro con le voci di Terron
Fabio e Don Rico (Sud Sound System) confluite in “La casa brucia” .
In dirittura d'arrivo i Mau Mau si fermano a Parigi, per il mixaggio,
dove si unisce alle numerose collaborazioni il chitarrista dei
Manonegra, Daniel Jamet.
Il risultato è un album poetico, energico,
passionale e ricco di contenuti, di ispirazione sofisticata, ritroviamo
infatti il mistero e il fascino dell'universo femminile(Qualcuno verrà da sé e Dea) e
un'illustrazione magistrale, precisa e grottesca della nostra
situazione politico-sociale, mai troppo esplicita e che induce
l'ascoltatore al ragionamento e alla riflessione.
|