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Ritorna l’hip hop targato Sano Business. Ancora lui, il “maestro della base” continua a far parlare di sé dopo aver sfornato la sua ultima fatica, Hate, l’ottavo album. Ma Bassi è così, non si fa in tempo ad apprezzare il suo ultimo mixtape, il suo ultimo featuring che cattura nuovamente l’attenzione con qualcosa di nuovo. C’è chi aveva visto ne “L’ultimo testimone” la parabola discendente di un artista che non ha più tanto da dire, ma per tutta risposta Bassi ha offerto un nuovo lavoro interamente prodotto e rappato da lui in cui è facile intravedere un ritorno alle origini (nella presenza di refrain in inglese e nella freschezza di testi che ricordano quelli di “Foto di gruppo”).
Come al solito le tracce sono un’istantanea della vita milanese, delle esperienze nei club, sempre a met? tra l’ironia e la malinconia, condite con un tocco di autocelebrazione, come nella tradizione dei dischi rap. Lo si può amare o no, ma è innegabile che un artista che ci mette tanta passione e ha resistito alla tentazione di cambiare la propria musica per vender più dischi merita il massimo rispetto. Sono di sicuro tanti i sacrifici per chi, come Davide Bassi, ha deciso di sposare la causa dell’hip hop e i bocconi amari da mandar giù dopo tanta gavetta, e allora quale migliore rimedio che suonare l’odio verso le contraddizioni che attanagliano un genere musicale che in Italia combatte per ritagliarsi un piccolo spazio in un mercato, in cui la musica pop fa da padrona; problematiche queste, trattate egregiamente in quello che ritengo essere il fiore all’occhiello del disco, “Pop music”. L’unico rammarico? Il fatto che non abbia inserito nel cd il brano “La mia nazione” (vale la pena di ascoltarlo, ve l’assicuro!), featuring di ottima fattura presente in “Generazione di sconvolti” di Ape. Non si può concludere diversamente, ancora una volta “Bella Bassi”. Da Pop music: ...Mi sono sentito un coglione ogni volta che ho leccato il culo a qualche direttore di programmazione, illudendomi che cambiasse questa situazione dove un cazzone che ha il cash può fare il produttore; mi avete tolto ogni stimolo, più volte sono stato messo in ridicolo in qualche vostro articolo, ed è sempre così, più sei gentile più la feccia ostile è dura a morire. Manca lo stile, in Italia manca un senso civile in una cultura che funziona a pile, dove i Cecchetti e i Salvetti funzionano dai tempi del vinile, com’è che stanno ancora a ingrassarsi dentro al porcile?... ...E sia ben chiaro, non voglio che nessuno mi fraintenda, voglio fare il cash come “Mi consenta”, ma voglio lasciar libera la musica che spingo, dopo tanto meglio se la suona Ringo o Linus o il mio vicino, sti cazzi sono sempre e comunque il primo, la vivo da vicino! Non fingo quando rimo, se vedi qualche trucco è sul mio viso quando sono in tv, che spingo il rap con Rido; anziché criticare i Flaminio Maphia fate un singolone underground per salvare l’Italia, se ci diventi famoso giuro che la smetto con queste cazzate e appendo il microfono al chiodo!... |